Obbligazioni Lehman: che fare?A breve, i titolari di obbligazioni Lehman Brothers saranno chiamati ad effettuare l'insinuazione al passivo: cosa significa?
Sono passati ormai più di 7 mesi dal 15 settembre 2008, data in cui Lehman Brothers, la quarta banca di investimenti americana, ha presentato richiesta di ammissione al Ch11, procedura paragonabile al nostro concordato preventivo. “La nostra Società sta comunque esaminando tutte le iniziative più appropriate da intraprendere, al fine di tutelare ogni diritto del singolo cliente sottoscrittore nei confronti dei soggetti emittenti e garanti l’Obbligazione. Sul piano operativo si sta, altresì, valutando di realizzare delle concrete iniziative insieme all’associazione di categoria, al fine di rafforzare l’efficacia delle misure da adottare e rendere più incisiva la tutela dei diritti dei clienti interessati“. Queste lettere hanno suscitato una serie di interrogativi su quali adempimenti e iniziative siano da intraprendere, sia privatamente che tramite le banche, per tutelare i nostri diritti, e quale sia la via migliore per farlo. Vediamo cosa si intende per insinuazione al passivo , a che punto siamo delle varie procedure e che significato possono avere le lettere che stiamo ricevendo. In Italia, quasi la totalità delle obbligazioni del gruppo Lehman sono riconducibili a due società: Lehman Brothers Holding Inc. (LBHI) società capogruppo in Ch11, e Lehman Brothers Treasury Co.B.V. (LBT), società olandese indirettamente posseduta da LBHI, sottoposta a procedura fallimentare e in via di liquidazione. Lehman Brothers Holding Inc. (LBHI) La procedura del Ch11 prevede che la società interessata presenti un Piano di ristrutturazione e di liquidazione dei debiti (in questo caso entro il 13 luglio prossimo, salvo ulteriori proroghe), che deve essere sottoposto all’approvazione dei creditori, fra cui i possessori di obbligazioni per mezzo di “Identure Trustee”, rappresentativi dei vari ISIN code. Semplificando, poiché l’approvazione del Piano – da cui si evincerà anche la percentuale di recovery attesa – sarà a maggioranza di voti, può essere interesse dell’obbligazionista partecipare alla votazione. If by first-class mail: Lehman Brothers Holdings Claims Processing If by Hand Delivery or Overnight mail: Epiq Bankruptcy Solutions, LLC Stabilire la “bar date”, cioè la data limite di presentazione delle proof of claim, è compito del giudice e di norma viene comunicato dopo la presentazione degli Schedules and Statements of Financial Affairs (SOFA) da parte della società; nel caso in oggetto i SOFA sono stati pubblicati il 13/3/09, e presumibilmente è prossima anche la notifica della bar date. Lehman Brothers Treasury Co.B.V. (LBT) L’attività della LBT era di emettere strumenti finanziari di vario genere, da semplici bond a “structured notes” più complesse per apposite esigenze di investitori istituzionali; molte obbligazioni erano garantite dalla LBHI. A questo proposito, chi possiede obbligazioni emesse da LBT e garantite da LBHI può presentare la proof of claim anche presso la procedura del Ch11, con le modalità già evidenziate sopra. Si sta cercando di coordinare le date di presentazione fra l’Olanda e il Ch11 di LBHI , ma ad oggi non sono stati stabiliti termini o modalità per la presentazione di proof of claim per LTB. Il curatore fallimentare, in una nota per gli obbligazionisti datata 16 aprile, ha comunicato che i creditori, titolari di obbligazioni emesse da LBT il cui codice ISIN è presente nell’elenco allegato al bilancio di LBT del 31 agosto 2008 (allegato I della prima relazione, o verificabile nell’apposita sezione presso il sito http://www.lehmanbrotherstreasury.com), sono invitati a leggere l’avviso del 22 dicembre 2008 e ad attendere ulteriori informazioni, che verranno comunicate tramite ulteriore nota (sul sito o per mail a chi si è iscritto a suo tempo). In conclusione, nulla impedisce di procedere da soli, inviare la propria proof of claim, insinuarsi al passivo ed esercitare i propri diritti presso la corte del Ch11, unica modalità attualmente definita. Al momento non è chiaro se sia indispensabile presentare il claim per accedere al recovery oppure no, ma alla luce delle comunicazioni di questi giorni, si presume che le varie Banche, in accordo con l’ABI, stiano operando per permettere ai singoli obbligazionisti – che magari hanno investito un relativamente piccolo importo e per i quali sarebbe troppo oneroso affrontare ulteriori spese – di essere comunque rappresentati in sede di Ch11 e/o procedura fallimentare olandese e di vedere tutelato il proprio diritto al credito. Ovviamente questo potrà richiedere qualche adempimento da parte nostra, anche in tempi brevi, per cui restiamo in vigile attesa di novità. Ti piace o ritieni utile questo articolo? Aiutaci a diffonderlo! |












21 Commenti
AeneA, prima di tutto complimenti per l’articolo.
In attesa che il giudice fissi il limite per la presentazione del proof of claim, nell’ambito della procedura di Chapter 11, dando così un termine entro il quale gli obbligazionisti dovranno decidere quali adempimenti effettuare, riporterei qui un commento, pubblicato sul Sole 24 Ore Sabato scorso, ed attribuito a Mennea.
Il famoso sprinter infatti sostiene una tesi a mio parere discutibile, ma da lui affermata con assoluta certezza, secondo il giornale:
“non possono essere le banche a recuperare il credito per conto dell’obbligazionista, perchè il cliente può sempre riservarsi il diritto di rivalersi sulla banca stessa. Se si accetta la mediazione si rinuncia a quel diritto”.
Qualcuno se la sente di commentare questa affermazione?
Complimenti per l’articolo!
A proposito di un altro caso (Argentina), qui di seguito riporto il comunicato stampa di TFA di marzo 2006 (scaricabile anche da internet). Invito a leggere l’ultima parte, ovvero: “… Ciò che, invece, non è possibile – in quanto incompatibili tra loro – è aderire all’iniziativa Icsid e contemporaneamente avviare altre azioni legali.” Non è che effettivamente sarà così anche con Lehman?
Cosa ne pensate?
betrayed-S
Comunicato stampa
Bond argentini: Tfa, lunedì 27 marzo parte raccolta adesioni per ricorso Icsid
Da lunedì 27 marzo parte la raccolta dei mandati per il ricorso all’Icsid contro la
Repubblica Argentina. I risparmiatori che sono ancora in possesso di obbligazioni
dello Stato argentino potranno andare presso la propria banca per presentare tutta
la documentazione richiesta. La raccolta delle adesioni dura un mese, cioè fino al 27
aprile.
In questi giorni, intanto, i risparmiatori italiani hanno cominciato a ricevere dalla
propria banca una lettera con la quale sono stati illustrati i particolari di questa
procedura e, soprattutto, sono stati indicati i documenti che i risparmiatori dovranno
presentare in banca al momento della firma della delega alla Task Force Argentina
per coordinare l’azione legale. Tutta l’operazione non prevede alcuna spesa per gli
oltre 200 mila italiani interessati che negli scorsi anni avevano già dato delega alla
Tfa per la tutela dei propri interessi. Si tratta di coloro che, in possesso dei requisiti
previsti dall’Icsid (indicati nella lettera inviata dalle banche ai clienti), lo scorso
anno non hanno accettato l’offerta pubblica di scambio della Repubblica Argentina e
che, quindi, detengono ancora titoli dello Stato sudamericano. Il valore delle
obbligazioni in questione è di circa 8 miliardi di dollari, esclusi gli interessi maturati
e non pagati.
Dei dettagli dell’arbitrato internazionale si è parlato oggi a Roma in un incontro tra i
vertici della Tfa e i rappresentanti delle banche italiane. Al termine della riunione, il
Presidente della Task Force Nicola Stock ha detto che «la “macchina” per il ricorso
all’Icsid è pronta, grazie a un lungo e complesso lavoro organizzativo: è la prima
volta che questo organismo internazionale è chiamato a risolvere una controversia
che vede coinvolti così tanti piccoli risparmiatori». In vista dell’avvio della raccolta
delle adesioni, Stock ha ribadito che «chiunque dopo aver dato il mandato intenda
cambiare idea e abbandonare l’arbitrato Icsid potrà farlo liberamente: basterà
rivolgersi successivamente alla propria banca per rinunciare all’iniziativa e
intraprendere azioni alternative r iten ute più opportune. Ciò che, invece, non è
possibile – in quanto incompatibili tra loro – è aderire all’iniziativa Icsid e
contemporaneamente avviare altre azioni legali».
Aggiornamenti sulle fasi del ricorso saranno dati attraverso comunicazioni alla
stampa e sul sito della Tfa http://www.tfargentina.it . Le banche informeranno direttamente
i propri clienti.
Roma, 23 marzo 2006
Brava AeneA, un plauso anche da parte mia.
Il tuo articolo contribuisce a fare luce su una questione che riguarda molti piccoli risparmiatori e su cui, purtroppo, persino la stampa specializzata fornisce indicazioni sbagliate e fuorvianti.
Mi riferisco all’articolo citato da Paolo, in cui l’Avv. Mennea sostiene che se si conferisce mandato alla propria banca per insinuarsi al passivo si rinuncia al diritto di rivalersi contro la banca stessa.
In passato non è mai stato così, e vorrei anche vedere. Nei fallimenti Parmalat e Giacomelli, solo per citare due dei casi più famosi, il mandato alla banca non prevedeva assolutamente null’altro che la semplice richiesta di presentare l’insinuazione al passivo in nome e per conto del cliente. Nessuna manleva, nessuna rinuncia, niente di niente.
Non ho dubbi che anche questa volta sarà così, nel caso chi segue il dibattito sul forum sarà tempestivamente informato.
Detto questo, ci possono essere mille validi motivi per ricorrere ai servizi di uno studio legale nell’insinuazione al passivo, trovo però molto discutibile che per pubblicizzare la propria attività si diffondano notizie non veritiere e che il principale quotidiano economico finanziario si presti a fare “pubblicità ingannevole” a queste iniziative.
Negusneg, non sembra sia stato così per i bond Argentina. Vedi il mio commento sopra. Mennea potrebbe avere ragione!
La cosa richiede ulteriori approfondimenti.
Il mandato è uno strumento di rappresentazione a terzi di azione a nome e per conto del cliente e non esclude l’esistenza di altri “accordi” impliciti o espliciti. D’altro canto, la banca che ha ricevuto il mandato dal cliente, in caso di azione contro la banca medesima da parte del cliente, potrebbe – anche strumentalmente – depositare presso il Tribunale il mandato, sostenendo che con esso il cliente ha inteso derubricare la responsabilità della banca. Ciò con effetti imprevedibili nell’ambito dell’alea processuale e lasciando al guidice l’interpretazione.
Intervengo per fornire un paio di tasselli aggiuntivi alla discussione.
Prima di tutto, sul forum “Obbligazioni, Bond e Titoli Di Stato” del sito di Investire Oggi è presente un 3d che segue, da mesi, gli sviluppi del Chapter 11 Lehman, e che può essere utile per chi è interessato all’argomento:
http://www.investireoggi.it/forum/lehman-sviluppi-chapter-11-vt37216.html
A riguardo dell’argomento che attualmente viene discusso nei commenti, mi permetto di riportare un intervento, sul forum, di Mauro1969:
>>Quel che dice Mennea mi pare opinabile per diverse ragioni.
1) ABI (e le singole banche) non si é ancora espressa su come intende concretamente assistere i correntisti nella c.volgarmente d. insinuazione al passivo (proof of claim e adempimenti connessi); pare ovvio che subordinare la sua assistenza alla rinuncia di ogni azione legale verso la banca negoziatrice troverebbe forte opposione da molti di essi. Dubito che faranno una sciocchezza del genere, già l’immagine dell’ABI é sotto i piedi, e nemmeno nel caso Argentina, nei mandati TFA, vi é espress rinuncia ad agire verso la banca.
2) l’insinuazione al passivo del singolo su mandato conferito all’ABI (non so in che forma ma un mandato ci dovrà essere per forza) o alla singola banca non sarà certo condizionata a non far causa per responsabilità nella negoziazione; un tal mandato, oltre a problemi applicativi di sottoposizione a una condizione (di non far causa appunto), sarebbe impresentabile.
3) quella che si avrebbe utilizzando l’ABI come veicolo per insinuarsi non é una mediazione, ma un mandato, cose molto diverse.
4) la funzione ed utilità di insinuarsi tramite SGE é liberamente valutabile da parte di ciascuno; ovvio che SGE, patrocinando molti soggetti, con un complessivo nominale non indifferente, potrebbe anche avere una certa influenza in certe fasi ed in certi momenti (ad es. sull’appropriazione del ramo Lehman da parte di Barclay che personalmente vedo come una porcheria, perché frettolosa e fatta passare sotto silenzio sostanziale). Se si vuole avere un ruolo attivo é senz’altro più utile aderirea a SGE piuttosto che passivamente stare a guardare dopo essersi insinuati.
Tuttavia, ritengo sarebbe più corretto, in termini di informazione, chiarire se le valutazioni sulle pregiudiziali che pone Mennea siamno fondate su qualcosa di concreto. Allo stato mi pare che ABI non abbia messo fuori alcun modulo di insinuazione né mandato di alcun genere.
http://www.investireoggi.it/forum/showpost.php?p=905653&postcount=300
Aggiungo che il caso Argentina è completamente diverso. Se aderisco all’arbitrato internazionale non posso contemporaneamente chiedere il rimborso ALL’ARGENTINA intentandole una causa, così mi sembra di capire. Sono però assolutamente libero di fare causa alla mia banca.
Lo stesso Stock, comunque, ha ribadito che «chiunque dopo aver dato il mandato intenda
cambiare idea e abbandonare l’arbitrato Icsid potrà farlo liberamente: basterà rivolgersi successivamente alla propria banca per rinunciare all’iniziativa e intraprendere azioni alternative ritenute più opportune».
Il caso Lehman, invece, non è un arbitrato internazionale, è una insinuazione al passivo. In nessun caso analogo precedente, che mi risulti, è mai stato chiesto in nessuna forma di rinunciare a qualsivoglia azione nei confronti di alcuno.
E ci mancherebbe altro.
Fare credere il contrario, senza fornire le prove che un tale atteggiamento è stato mai posto in essere dalle banche, a mio avviso è abbastanza grave, perchè induce in buona fede a rivolgersi ad uno studio legale (che ovviamente si farà pagare il servizio) per un adempimento che normalmente viene svolto gratuitamente dal proprio istituto, senza che questo pregiudichi in alcun modo la possibilità di rivalersi contro lo stesso, se si ritiene di averne diritto.
In pratica il Sole invita a pagare per una cosa che si può fare gratis. Ribadisco che l’episodio è, a dir poco, sconcertante.
mauro 1969 dice:
“..nemmeno nel caso Argentina, nei mandati TFA, vi é espress rinuncia ad agire verso la banca…”
IO HO CITATO PROPRIO TFA, che in un suo comunicato dice il contrario! E poi riprendo quello che ho detto: “la banca che ha ricevuto il mandato dal cliente, in caso di azione contro la banca medesima da parte del cliente, potrebbe – anche strumentalmente – depositare presso il Tribunale il mandato, sostenendo che con esso il cliente ha inteso derubricare la responsabilità della banca. Ciò con effetti imprevedibili nell’ambito dell’alea processuale e lasciando al guidice l’interpretazione”.
Ovviamente, non sono depositario di nessuna verità.
Rguardo a Lehman, non credo che esistano procedure concrete alla stato dell’arte. Ci si può, in qualche modo, rifare soltanto ai precedenti, che – badate bene – non sono necessariamente “generali”. Anzi, quasi sicuramente sono “particolari”. In altre parole, non è escluso che alcune banche si siano comportate in un modo ed altre in un altro. Inoltre, la stessa banca potrebbe avere deciso di comportarsi in un modo con alcuni clienti e in un altro con altri.
Magari c’è qualcuno che può dare – da cliente – una testimonianza più diretta!? Si faccia avanti, please.
Negusneg, la proof of claim è GRATUITA, a prescindere dalla banca e, quindi, non grazie alle banche! Qualsiasi creditore può registrarsi GRATUITAMENTE, riservandosi quanlsiasi altra azione o diritto. Lo sanno tutti! Se poi uno decide d farsi assistere, questo è un problema soltanto suo! Ti faccio un esempio io il Modello Unico lo faccio da solo, pur non essendo un commercialista. Mio fratello va dal suo commercialista per farsi assistere anche nella stesura del Modello Unico. Normale!
UN APPELLO: Magari c’è qualcuno che può dare – da cliente – una testimonianza più diretta!? Si faccia avanti, please
Sul caso TFA:
Tutto si basa sul concetto di intraprendere azioni in conflitto con l’interesse degli altri obbligazionisti.
Gli obbligazionisti non vedo che danno ne abbiano se io, domani, mi sveglio e faccio causa alla banca perché ha omesso di dirmi che i tioli argentini erano troppo rischiosi per me o inadeguati.
Il debito dell’Argentina ha titolo nei bond, ed é un debito di contratto; quello che chiedo alla banca é di risarcirmi un danno da negligenza (per farla breve) informativa, e si fonda su un contratto di negoziazione tra me e lei, in cui l’Argentina non c’entra. Siamo quindi tra parti diverse, su fondamenti giuridici diversi
Non potrò avvalermi, di certo, di un doppio rimborso (risarcimento dalla banca e pagamento del bond dall’argentina, tanto che i giudici o annullano le compravendite e ordinano la restituzione dei titoli, o condannano la banca a risarcire il danno decurtando cedole e valore residuo dei titoli nella generalità dei casi), ma non vedo interessi confliggenti con quello degli altri possessori dei bond.
grazie del blog ragazzi
mauro69, posso pure essere d’accordo con te. ma il punto non è questo. Se una banca strumentalizza il mandato per difendersi dall’azione, si gioca quanto meno una “cartuccia” in più. Il giudice può stabilire in un senso o in un altro, ma ciò dipende dall’alea processuale insita nel procedimento specifico (e ribadisco specifico). Qualche volta può andare bene e qualche volta male. Permettimi la battuta: “ogni giudice è un tribunale”. Detto questo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare (e siamo a due proverbi), vediamo per Lehman cosa propongono e magari FACCIAMO ESPLICITARE IL DIRITTO AD AGIRE CONTRO IL MANDATARIO (se è l’intermediario del titolo)INDIPENDENTEMENTE DAL MANDATO E PER LE EVENTUALI RESPONSABILITA’ NON NECESSARIAMNETE LEGATE AL MANDATO MEDESIMO (non sarà facile!)
Se non ci saranno opposizioni (che verrebbero eventualmente discusse il 17 Giugno) alla richiesta effettuata dai rappresentanti Lehman il 26 Maggio, intorno a metà Giugno il giudice dovrebbe approvare il termine del 24 Agosto come ultimo giorno in cui presentare l’insinuazione al passivo (ma va anche ricordato che i crediti dello Stato possono essere presentati anche in seguito).
Non sarà necessario presentare proof of claim per i crediti già iscritti nelle Schedules, che saranno aggiornate il 1 Giugno.
Vale la pena aspettare queste due adempimenti (Schedules aggiornate ed approvazione da parte del giudice del termine per la presentazione) per poi aggiornare l’articolo con le ultime notizie ed indicazioni per i bondholder.
Credo che le Banche non abbiano nessun interesse a proporre ai loro Clienti di effettuare l’insinuazione al passivo della Lehman in cambio della rinuncia di questi ultimi di avviare azioni legali contro di loro. E ciò per due ordini di motivi: uno, che chiamerei di marketing, per non allargare il solco di sfiducia che i risparmiatori oggi hanno nei confronti degli intermediari, ritenuti non immuni da colpe sia nella vendita dei bond sia nella negliente azione di monitoraggio del rischio che si erano assunti; l’altro perchè dubito della valenza giuridica di una siffatta rinuncia di far valere propri diritti, peraltro genericamente espressa.
Allo stato attuale, cioè prima delle decisioni che a N.Y. verranno adottate nell’udienza del 13 luglio, l’insistenza di alcuni studi legali nel consigliare l’insinuazione al passivo con la loro assistenza, mi pare una ovvia attività di procacciarsi del lavoro e ciò è avvalorato dal fatto che probabilmente l’insinuazione al passivo non sarà neppure necessaria qualora i nostri bond risultassero “iscritti a bilancio”. E’ vero che nell’affare Lehman ormai non mi stupirei più di nulla, ma che non siano a bilancio emissioni obbligazionarie mi pare impossibile.
Altro motivo per cui sarebbe utile affidarsi ad uno studio legale per l’insinuazione al passivo, sarebbe quello di poter dire la nostra sul piano di ristrutturazione della Lehman. Bene, il mio unico interesse in questa vicenda è “massimizzare il recupero” dei bond in mio possesso. Altri forse vogliono dire la loro sul piano di che verrtà presentato alla Corte. Ora, gli studi Mennea/SGE, secondo l’articolo, mirano a raggiungere i 300 risparmiatori per un controvalore di qualche milione di euro: ammesso che facciano sentire la loro voce, non sarebbero in ogni caso determinanti.
La mia banca,IWBANK, mi ha detto che sono io che devo provvedere all’insinuazioneallo allo stato passivo e che loro al massimo possono inviarmi, dietro mia richiesta, la certificazione necessaria.
Curioso, ulteriore articolo di Laura Serafini sul Sole di sabato. Questa volta non ci sono spot ma il tono dell’articolo è vagamente terroristico IMHO e contiene alcune semplificazioni che il maggiore quotidiano economico-finanziario non dovrebbe permettersi
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/06/rimborsi-bond-lehman.shtml?uuid=677ba30a-5274-11de-b742-b6f5e3224c38&DocRulesView=Libero
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Rimborsi a rischio sui bond Lehman
di Laura Serafini
6 Giugno 2009
Le banche che hanno venduto i bond Lehman ai risparmiatori di tutto il mondo rischiano di essere tagliate fuori dalla procedura di rimborso dei crediti ai loro clienti. La strategia degli istituti italiani, veicolati attraverso l’Abi, punta proprio a intermediare per conto della clientela la registrazione e il recupero dei crediti presso le amministrazioni delle società finite in amministrazione controllata, in particolare la casa madre americana Lehman Brothers Holding (Lbhi). Ma questa possibilità, a oggi, sembra esclusa – o quantomeno la sua percorribilità è controversa – dalla mozione presentata a fine maggio da Alvarez&Marsal, l’amministratore di Lbhi, con la quale si propone per il prossimo 24 agosto la data ultima (bar date) entro la quale chiedere l’insinuazione al passivo. Scaduto quel termine, se un credito che non risulta già iscritto nel bilancio di Lbhi o delle controllate e non viene registrato, diventa di fatto carta straccia.
L’Abi ha deciso di presentare un’opposizione – che sarà depositata probabilmente entro questa sera presso il tribunale di New York – al documento prodotto da A&M, il quale potrebbe mettere a repentaglio la possibilità di ottenere rimborso, seppure parziale, per la gran parte dei risparmiatori italiani.
Molti di loro, infatti, hanno affidato tutte le speranze di rivedere qualche soldo dei risparmi sfumati all’iniziativa dell’istituto di credito che gli ha venduto i bond. «Data la grande mole di rivendicazione dei crediti attesa – recita il punto 19 della mozione di A&M – la mozione sulla “Bar date” stabilisce esplicitamente che alle terze parti non è consentito rivendicare crediti per conto di altre parti, e le rivendicazioni di crediti fatte da persone diverse dal titolare del credito non verranno prese in considerazione». Dunque, o si muove il risparmiatore in prima persona oppure la registrazione è nulla. Questo non significa necessariamente l’esclusione dal recupero: la mozione stabilisce infatti che i crediti (dunque, le emissioni obbligazionarie) già iscritte nel bilancio di Lbhi e delle sue controllate sono automaticamente registrate. Il problema è che non sarà facile sapere se il proprio titolo è dentro o fuori quella lista: tra l’altro, A&M aveva assicurato che entro lo scorso primo giugno avrebbe pubblicato l’elenco di tutte le emissioni presenti nel passivo del gruppo in modo tale da consentire ai creditori l’accertamento della presenza del proprio titolo in bilancio. Ma ieri ancora non lo aveva fatto. Anche questo aspetto sarà contestato nell’atto di opposizione dell’Abi: non si può proporre una data ultimativa senza prima consentire di poter verificare quali emissioni sono in bilancio e quali no. L’associazione bancaria chiederà inoltre che sia prevista la registrazione automatica per tutti i crediti verso Lehman e non solo di quelli iscritti nei libri contabili. E questo perché, secondo la mozione di A&M, chi non ha il proprio titolo in quella lista, vede posto a suo carico l’onere di verificarne l’assenza e avviare la pratica di registrazione, altrimenti perde ogni diritto.
L’Abi si sta muovendo in fretta perché il termine per la presentazione di opposizione alla proposta di A&M è fissato per il 12 giugno. Il 17 giugno ci sarà l’udienza presso il tribunale di New York, dopodichè la mozione e la bar date del 24 agosto potrebbero diventare definitivi. Le banche italiane rischiano però di trovare la strada in salita: i principi fissati dalla mozione contestata si attengono alle linee guida stabilite in un regolamento interno sulla disciplina del Chapter 11 approvato lo scorso marzo dal Tribunale di New York. Queste prevedono che la proof of claim, ovvero la rivendicazione del credito, possa essere presentata e firmata solo dal creditore stesso. Unica eccezione: l’intermediazione affidata al rappresentante comune degli obbligazionisti. Ma, ironia della sorte, gran parte dei Lehman’s bond people italiani si vedono negata anche questa possibilità: l’emissione principale venduta in Italia attraverso la società olandese Lehman Brothers Treasury, l’Euro Medium Term Program, non prevede la possibilità di nominare l’indenture trustee, il rappresentante degli obbligazionisti per l’appunto.
6 Giugno 2009
1) non si vede perchè debba essere messa “a repentaglio la possibilità di ottenere rimborso, seppure parziale, per la gran parte dei risparmiatori italiani”. Se per le banche non sarà possibile procedere in nome e per conto dei loro clienti, semplicemente li avviseranno onde questi si attivino individualmente per insinuarsi al passivo entro il 24 agosto. Ci sono ancora due mesi e mezzo di tempo, non vedo dove sia il problema;
2) “Molti di loro, infatti, hanno affidato tutte le speranze di rivedere qualche soldo dei risparmi sfumati all’iniziativa dell’istituto di credito che gli ha venduto i bond.” Direi che nessuno ha affidato alcunchè all’iniziativa di altri, la stragrande maggioranza è assolutamente all’oscuro di quel che è successo finora e tutto sommato forse va bene così, visto che chi aveva già fatto l’insinuazione tramite avvocati (a pagamento, si intende), magari tratto in inganno dagli articoli del Sole 24 Ore, dovrà ripetere l’operazione (a pagamento, si intende );
3) “Dunque, o si muove il risparmiatore in prima persona oppure la registrazione è nulla. Questo non significa necessariamente l’esclusione dal recupero: la mozione stabilisce infatti che i crediti (dunque, le emissioni obbligazionarie) già iscritte nel bilancio di Lbhi e delle sue controllate sono automaticamente registrate. Il problema è che non sarà facile sapere se il proprio titolo è dentro o fuori quella lista: tra l’altro, A&M aveva assicurato che entro lo scorso primo giugno avrebbe pubblicato l’elenco di tutte le emissioni presenti nel passivo del gruppo in modo tale da consentire ai creditori l’accertamento della presenza del proprio titolo in bilancio. Ma ieri ancora non lo aveva fatto.”
Non vedo proprio dove stia la difficoltà: qui c’è gente che riesce a districarsi fra migliaia di dockets in lingua inglese , quanto credete che ci vorrà ad una banca stilare un elenco di codici ISIN per verificare quali obbligazioni sono nel portafoglio dei propri clienti?
Il tono allarmistico, quindi, per non parlare del titolo , mi sembra decisamente fuori luogo. Sorge spontanea una domanda: cui prodest?
Vi invito a meditare su questa domanda: E’ IL SOLE 24 ORE ALLARMISTA O E’, PIUTTOSTO, ALLARMISTA L’ABI CHE, CON LA SUA POSIZIONE CRITICA VERSO LA MOZIONE DI BAR DATE, SUONA UNA BELLA CAMPANA D’ALLARME?????
Francamente, io non ripongo la mia fiducia nelle banche che hanno propinato tranquillità senza fondamento con lettere e letterine di vario genere e contenuto.
Siamo semplicemente di fronte allo “sbandamento” dell’ABI che fa bene a pre-occuparsi e ad occuparsi sul serio. Non è semplice gestire tanti risparmiatori traditi, per lo più non avvezzi a trattare queste materie complesse.
Riguardo alla proof of claim – gratuita per sua natura – ognuno fa come ritiene più opportuno. Ma non facciamo passare per un problemino, qualcosa che richiede la massima chiarezza, anche da parte degli americani.
Senza polemica, temo che tu non abbia ben capito i termini della questione. E sollevare tutto questo polverone, mi riferisco agli articoli del Sole, non è di grande aiuto a chi vorrebbe recuperare almeno parte delle perdite subite.
Piuttosto, sembra voler “tirare la volata” ad un noto studio professionale, che legittimamente cerca di acquisire nuova clientela.
Nel giro di una settimana sarà tutto più chiaro, e sul forum (http://www.investireoggi.it/forum/lehman-sviluppi-chapter-11-vt37216.html) verranno date puntuali indicazioni su quali saranno le prossime mosse da fare.
Muoversi prima di conoscere quali saranno le modalità richieste per l’insinuazione al passivo rischia solo di essere controproducente, come dimostra il fatto che chi si è già insinuato dovrà comunque ripetere la procedura.
“Obbligazioni Lehman: che fare?
A breve, i titolari di obbligazioni Lehman Brothers saranno chiamati ad effettuare l’insinuazione al passivo: cosa significa?”
negusneg, ti ricordo che il tema del blog è questo e non è fare polemiche fuori tema. Ciò detto, a me degli studi non me ne importa un bel niente (sono fattacci di chi vuole ricorrervi)!Il pizzicagnolo fa il pizzicagnolo, l’avvocato fa l’avvocato, il dentista fa il dentista, ecc.
Io sono entrato nel merito della notizia del Sole 24 ore, ossia che l’ABI (che, come è noto, ha sempre ondivagato tra l’idea di automatismo e l’idea di rappresentare gli obbligazionisti) ha, per ora, preso un abbaglio, tant’è che ha fatto (o si accinge a fare) una opposizione alla mozione di bar date! E fa bene!
Ho avuto occasione di leggere la mozione (ancora non approvata) di bar date: chi si è insinuato non devrebbe ripetere la registrazione, se ha firmato personalmente, fatta eccezione per i “garantiti” (creditori indiretti, per i quali ci sarebbe uno specifico questionario). Invito ad interventi con cognizione di causa! Poi sono d’accordo che nel giro di una settimana potrebbe essere tutto più chiaro (forse più a fine mese, se ci saranno opposizioni alla mozione). Resta impregiudicato il diritto personale (per maggiore prudenza o per esercitare personalmente i diritti di intervento nella procedura) di muoversi con la registrazione della proof of claim a tempo debito.
Betrayed, è vero che il tema del blog è quello del titolo citato, ma è anche vero che il testo, come si può facilmente capire, è stato scritto più di un mese fa.
Appena ci saranno novità “sicure”, nel senso pubblicate sul sito della Lehman e approvate dal giudice, sarà mia cura aggiornare qui e sul forum di IO le informazioni.
Per adesso stiamo solo discutendo su articoli e ipotesi (inutilmente allarmistiche anche a mio avviso); l’unico documento ufficiale è per ora la mozione per la bar date che hai letto, e prima di una decina di giorni non credo ci sarà altro.
AeneA, grazie per l’intervento e complimenti ancora per l’articolo.
Resto del parere che l’allarmismo è stato provocato ipso facto dalla posizione cririca dell’ABI verso la mozione di Bar Date (questo è il merito). Vorrei solo discutere del merito delle cose. Credo che questo aiuti a meglio comprendere le problematiche.
Aspettiamo cosa succede, sono d’accordo.
sul forum Obbligazioni è stato aperto un 3d nel quale è possibile controllare la presenza delle obbligazioni emesse da Lehman Brothers nelle due liste (emissioni USA e garantite, rispettivamente) preparate ai fini dell’insinuazione al passivo del Chapter 11.
Nello stesso 3d è possibile segnalare eventuali emissioni mancanti:
http://www.investireoggi.it/forum/attenzione-obbligazionisti-lehman-isin-bond-assenti-dalle-liste-vt44129.html?p=978851&posted=1#post978851